Silvia Sartorello: la sartoria come specchio dell'anima

L’amore per la sartoria nasce da bambina: adorava la moda e voleva cucirsi i vestiti che avrebbe indossato da "grande"


Frequenta diverse scuole: dalle tecniche sartoriali, al figurinismo e infine l’ Accademia d’arte a Milano. A disegnare era molto brava e voleva mettere in pratica i suoi studi: voleva cucire gli abiti che disegnava.


Approfondisce le tecniche sartoriali: la cosa più difficile, ci racconta, è la giacca da uomo. Silvia impara tutto ciò che è la modellistica approfondendo tale expertise. Inizia la sua gavetta fra Milano e Genova dove fa praticantato da un sarto famoso che le insegna molti trucchi del mestiere.

Nel mondo del lavoro comprende quanta poca pratica le avessere insegnato quando era a scuola. Il suo maestro le insegna passo passo tutti i passaggi fondamentali, dicendole che doveva imparare “con gli occhi” e resettare la mente rispetto a quello che aveva studiato. All’inizio si sentiva poco considerata, se non addirittura screditata, dai sarti anziani che la guardavano con stupore: per loro sembrava strano che una donna volesse iniziare e creare abiti da uomo.

Nel mondo “classico” della sartoria le donne facevano le occhiellaie, quindi solo lavori minori, mentre solo il sarto si occupava del taglio.

Silvia fin da subito ha voluto apprendere nel minor tempo possibile dal taglio alla consegna: ha cambiato radicalmente pensiero sulla sartoria e di quello che aveva in mente inizialmente.

Apre, con coraggio, una sua sartoria in una città di provincia come Voghera, 40.000 abitanti, che non aveva effettivamente più sarti. Le sembrava un salto nel buio, ma era convinta e caparbia e ha fatto grandi sacrifici. Ci sottolinea che è stata praticamente tre anni senza prendere uno stipendio.

I sacrifici per realizzare questo suo sogno sono stati tanti, iniziando dalla fatica per pagarsi l'Accademia. Silvia avrebbe bisogno di una mano "esperta" ma è restia ad assumere giovani apprendisti perché, ci dice, «i ragazzi adesso non vogliono imparare un mestiere senza guadagnare.»


La sua sartoria è lo specchio della sua anima: nessuna cosa moderna e si respira aria di una volta. A malincuore ha dovuto poi inserire un computer, ma le piace ancora prendere appunti a mano.


Silvia non vende prodotti online e non le interessa vendere online perché la sua filosofia di vita è avere a che fare con il cliente, che si avvicina perché gli piace il suo taglio.

Il cliente si affeziona a lei e si rispecchia nel suo gusto, è felice quando lei riesce a tradurre il suo sogno/visione di abito.

I suoi clienti affezionati sono circa 10 e non vogliono assolutamente che lei deleghi qualcosa a una terza persona, vogliono essere seguiti direttamente da lei.


Silvia Sartorello

Intervista a Silvia Sartorello


Come è cambiato il lavoro del sarto in questi anni? «Il lavoro del sarto negli ultimi anni più che cambiato è scomparso, o perlomeno è saltato completamente di una generazione se non 2! Oggi i giovani artigiani hanno strumenti di comunicazione che prima i sarti non avevano, e devono approfittare di questi canali di comunicazione ma senza esagerare.»


Come vede l’impatto della tecnologia: es. possibilità di “prendere” le misure” on line e simili? Vende anche on line? «L’impatto della tecnologia non sempre è apprezzato dal "vero" artigiano, come me. La tecnologia e i social sono vettori di pubblicità, ma nel mio caso non è utilizzata con lo scopo di vendita online.»


Qual è la strategia di marketing del suo brand? «Non ho una strategia di marketing, sono in continua evoluzione pur rimanendo ancorata a ciò che era la bottega del sarto “di una volta”. Prediligo di gran lunga i rapporti personali a quelli virtuali e penso che la mia costante crescita sia dovuta proprio a questo. Quello che può apparire involuzione è in realtà rivoluzione ed “evoluzione” per me. Forse, se si può definire strategia di marketing la mia, è sicuramente quella di non aver mai puntato alla massa.»


Qual è la sua strategia verso i mercati esteri? Come mai opera o non opera in quei paesi (caso o scelta)? «Al momento non opero all' estero per mia scelta pratica, strategica. Sono molto impegnata qui e non posso prendere altri impegni che comportano trasferte di più giorni e per più volte, fino a compimento del capo o dei capi richiesti dal cliente estero.»


Quanto dei suoi abiti sartoriali si trova anche in una linea industriale? «Nulla dei miei capi si trova in una linea industriale.»



Con quali tessuti preferisce lavorare e quali sono i suoi fornitori principali? «Amo lavorare più o meno con tutti i tessuti, il sarto predilige grammature più pesanti a quelle leggere, ad es,pip. le lane inglesi, quelle belle pesanti che si usavano una volta, ma anche il gabardine, di lana o di cotone, le flanelle, velluti e così via. Tra i miei principali fornitori, troviamo: Loro Piana, Drapers Italy, Caccioppoli, Carnet, Fordam Napoli, Luvit, Tessile Annunziata e Twill Napoli.»


Come vede la crescita per il futuro? In autonomia, con partner industriali o finanziari, …? «Sul futuro mi riserbo di rispondere. Al momento considero che la mia attività sia necessariamente da svolgere in autonomia. Potrei comunque non escludere proposte a priori e, non si sa mai in futuro!»


Cosa farebbe se una grande casa le chiedesse di acquisire la sua società, lasciandogli autonomia creativa e commerciale?

«In un periodo così incerto sotto ogni punto di vista, dopo una pandemia e quello che sta accadendo, potrei valutare un eventuale offerta.»


Questo lavoro ti fa apprezzare le cose di una volta: la qualità è necessaria.