Milena La Montagna: la sartoria è passione, amore e rispetto

Nata a Casalnuovo in provincia di Napoli, da sempre considerata la “città dei Sarti”: le sartorie di Napoli portavano a Casalnuovo i tessuti per fare la lavorazione sulle giacche dei loro clienti. Ogni famiglia aveva almeno un componente che aveva imparato il “mestiere” del sarto.


Milena aveva il nonno sarto e la madre pantalonaia. All’età di 6 anni il nonno era andato a lavorare da un mastro sarto e, poi, per un grande sarto napoletano: non aveva mai avuto una sartoria tutta sua.

Cresciuta tra gli strumenti del mestiere, Milena nel 2019 apre la sua sartoria. Frequenta l’università e si laurea in design per la moda: da sempre appassionata di design e dell’arte del cucito.

A 23 anni finisce l’università e dopo la laurea inizia il percorso di apprendistato in bottega. Impara il mestiere a Napoli in alcune importanti sartorie.


Milena La Montagna, purista della Sartoria

Come è cambiato il lavoro del sarto in questi anni?

«La figura del sarto è cambiata totalmente negli ultimi anni. Per il nonno era un lavoro sacrificante. Mia madre non voleva che facessi questo lavoro: oggi il sarto invece viaggia, non è più il sarto che serve la clientela del quartiere o del paese, è il sarto che incontra i clienti, va in Europa ma anche in America e in Asia. Deve essere una persona aperta di larghe vedute, qualificata e possedere una certa cultura, perché deve saper approcciare popoli e costumi diversi. È cambiata anche la figura, l’autorevolezza.

Tra i vecchi maestri sarti, si diceva che servissero almeno 10 anni mentre io sono stata abbastanza precoce e fortunata nel mio percorso di aprendiento ed in 4 anni di esperienze diverse ho imparato molte cose: la formazione non è mai finita e continuo sempre comunque ad aggiornarmi!

Mi sto specializzando e affinando le mie conoscenze con percorsi di formazione individuale. Ho un’impronta napoletana ma cerco di andare oltre, di mescolare le tecniche ed interpretare ogni capo in maniera unica: voglio sperimentare anche altri stili, altre costruzioni: molti clienti chiedono la giacca napoletana, destrutturata e leggera, mentre altri hanno bisogno di giacche più strutturate e formali, più “tecniche”.


Ho aperto la sartoria a settembre 2019, con il supporto del mio compagno, Cristian, che si occupa della comunicazione e di tutto quello che comporta il servizio al cliente che va oltre il cucito. Ha studiato “Communication & Mass Media Studies” alla John Cabot University a Roma.

Lui cura Il rapporto con i clienti e collaboriamo nelle consulenze: in un’attività io sono il braccio e lui la mente.

La sartoria 2.0 deve avere una nuova generazione di sarti poliglotti che possano intuire e capire le esigenze dei clienti internazionali.

Anche durante la pandemia per una realtà giovane come la mia: lavoro per clienti esteri e appena riaperte le frontiere abbiamo ripreso a viaggiare per andare a visitare i clienti, questo è stato il punto di forza.

I clienti europei sono il loro maggiore target, 90%, in Italia sono meno del 10%. Mi trovo molto bene a lavorare con l’estero. All’estero il made in Italy è venerato ed apprezzatissimo: bisogna avvicinare i giovani a questo mestiere, far capire le immense possibilità che offre questo antico e rispettabile mestiere.

Faccio parte dell’accademia nazionale dei sartori di Roma: ci sono tanti giovani ragazzi provenienti da diversi paesi esteri che vengono per imparare questo mestiere adesso. Dal nostro canto abbiamo il vantaggio di essere “autentici” e nessuno ce lo può togliere.»



Come vede l’impatto della tecnologia: ad esempio, la possibilità di “prendere le misure” online e simili? Vende anche online?

«Sono per il rapporto face to face: per noi le misure a distanza non si possono prendere e non è possibile farle da remoto per garantire la giusta importanza all’incontro tra il sarto ed il cliente, che è fondamentale per una riuscita di successo. Devo assolutamente analizzare il corpo del cliente affinché si senta a suo agio nel capo. La sartoria è un'altra cosa: non si dovrebbe fare sartoria a distanza! Bisogna preservare l’autenticità del su misura! Tuttavia, bisogna capire anche le necessità del periodo e fare di necessità virtù. Il fitting non garantisce un’ottima riuscita da remoto a nostro parere.»


Qual è la strategia di marketing del suo brand?

«Ho investito tempo su Instagram, faccio il mestiere classico ma ho utilizzo molto i social, soprattutto all’inizio. Su internet ci sono forum dedicati alla sartoria dove si parla delle sartorie, fra clienti. Ogni nazione ha il suo forum e i clienti danno feedback sulle sartorie.

Ho utilizzato Instagram come diario, ho mostrato, raccontato il mio percorso professionale: dall’apprendistato in bottega fino ad oggi. Postavo i video quando mi esercitavo nella mia stanza: le persone si affascinavano al mio percorso di crescita, dalla stanza piccola fino ad arrivare alla sartoria. Man mano cresceva il mio seguito e tanti giovani si sono appassionati. Sono stata una delle prime sarte donna per uomo ad emergere un po’ e raccontare delle mie capacità ad un audience abbastanza ampia e variegata, ed ora è diventata consuetudine per tanti altri sarti postano video: è un’ottima strategia per attirare potenziali clienti grazie alle proprie capacità.

Non posso fare tanta pubblicità perché poi non ce la farei a realizzare i capi in tempi ravvicinati: lavoro sulla qualità e, avendo molte richieste e dovendo viaggiare per incontrare i clienti, consegno abiti anche dopo 6 mesi. La pianificazione degli ordini è molto importante.

A volte, capita di dover dare appuntamenti ogni 2 mesi e va bene così perché il mio cliente è molto spesso un appassionato e sa che ci vuole tempo!»



Milena La Montagna, sarta di Napoli
Milena La Montagna

Qual è la sua strategia verso i mercati esteri?

«Lavoro con clienti in Italia, Germania, Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, tutto è nato tramite il passaparola virtuale (nei forum), social, e comunque dopo pochi anni il mio nome inizia ad essere riconosciuto nel mondo della sartoria italiana.»


Con quali tessuti preferisce lavorare e quali sono i fornitori principali?

«Lavoro con tessuti italiani Loro Piana, Cerruti, Piacenza. Per l’estero Harrison’s, Hudersfield, Fox Brothers e tutte le migliori offerte ogni stagione.»

Come vede la crescita per il futuro? In autonomia, con partner industriali o finanziari, …?

«La crescita per la mia Sartoria è gestita con il mio compagno: devo avere tutto sotto controllo e magari ci sposteremo, ma ancora ci vuole un po' di tempo.

Siamo aperti con le collaborazioni con altri artigiani. Già collaboriamo con un giovane artigiano “Calzoleria de Fumo” che realizza scarpe su misura. C’è molta solidarietà tra i giovani e cerchiamo di aiutare i colleghi e chi lavora nel settore come noi.»


Cosa farebbe se una grande casa le chiedesse di acquisire la sua società, lasciandole autonomia creativa e commerciale?

«Una grande casa mi ha chiesto di essere comprata e ho rifiutato. Abbiamo faticato molto per ottenere la nostra sartoria e toglierci le nostre soddisfazioni, questo non ha prezzo. Cucio abiti anche per donna perché penso che chi meglio di una donna, possa esaltare la bellezza di un corpo femminile.»


Come professionisti cerchiamo di offrire un’esperienza unica ad ogni cliente che dovrà essere soddisfatto ed orgoglioso di indossare un nostro capo. Per un sarto la più grande ricompensa avviene già nel momento in cui un cliente lo reputa l’artista giusto per realizzare i suoi sogni “su misura”.