Gianfranco Orrù: maestro della nuova sartoria italiana

Intervista a Gianfranco Orrù vincitore del premio Milano Su Misura, Trofeo Arbiter

A 14 il giovane Gianfranco incontra il primo sarto della sua vita. Quell'incontro sarà fondamentale: da quel giorno in poi la sua giovane vita non sarà più la stessa!

La mamma lo portava dal sarto per fargli confezionare i pantaloni: nei negozi non trovava niente per lui, era troppo alto per la sua età.

Così entrava in sartoria e si metteva a giocare con i tessuti. Così inizia a nascere in lui il desiderio di trasformare questa bruciante curiosità in un'attività. C’era qualcosa di speciale in quella professione, in quell’atmosfera e si sentiva molto stimolato quando poteva ideare e tagliare i tessuti.

Inizia quasi per gioco l’apprendistato di cinque anni a Cagliari.

Decide di iscriversi a corsi di taglio specifico e apre il suo primo laboratorio: produceva camice e giacche che poi rivendeva ai negozi a Cagliari.


Iniziano le sue prime capsule e sperimenta diversi stili, dando spazio alla sua creatività giovanile di ventenne.

Con il tempo, torna sui suoi passi, dedicando la sua professione alla sartoria su misura.


Come è cambiato il lavoro del sarto?

« Il lavoro del sarto è cambiato sia a livello di confezione che di organizzazione. Negli ultimi anni si usano sempre più tessuti con filati leggeri e delicati o tessuti con mischie particolari e quindi è necessario aggiornarsi, modificare i sistemi di lavoro per ogni tipo di tessuto.

A livello organizzativo devi essere sempre più disponibile alle esigenze del cliente: il cliente ha sempre ragione! Il cliente desidera una figura di consulente di immagine e magari il sarto deve raggiungere il cliente nella sua dimora o ufficio.

Un tempo il sarto aspettava i clienti in laboratorio, oggi occorre invece promuovere, partecipare ad eventi, fiere e investire in pubblicità.


Fino a quindici anni fa il mercato era vasto mentre adesso si è passati a un livello alto, di confezionamento, e si è ristretta la nicchia di chi può permettersi un capo Su Misura: in sartoria quindi ha modo di entrare solo clienti di una fascia alta, principalmente liberi professionisti che hanno poco tempo. Il sarto deve sbrigare e cercare di produrre al meglio questo capo e deve farsi bastare una prova sola. »


Come vede l’impatto della tecnologia? Ad esempio la possibilità di “prendere” le misure” on line e simili: vende anche on line?

« Per il mio modo di lavorare non è possibile prendere le misure online, è un sistema più industriale che artigianale. Il sarto deve osservare il cliente ed entrare in empatia: momento fondamentale è dialogare con il cliente.

Il sarto non deve fare numeri ma soddisfare la propria clientela; attualmente non vendo online. »


Qual è la strategia di marketing del suo brand? Come arriva il cliente da lei?

« Devo dire che sono un po' negato per la tecnologia, in ogni caso mi sto adattando ai mezzi di comunicazione social, ma ritengo che la strategia migliore sia la soddisfazione del cliente, e il classico passaparola fondamentale.

Il cliente arriva con il passaparola che altri clienti fanno condividendo sui social le foto degli abiti commissionati.

Con ogni cliente passo del tempo chiacchierando per conoscere meglio i gusti personali e le esigenze per sondare i motivi per cui il cliente ha bisogno di questo capo specifico. »


Un tempo il sarto aspettava i clienti in laboratorio, oggi occorre invece promuovere, partecipare ad eventi, fiere e investire in pubblicità.

Qual è la sua strategia verso i mercati esteri? Come mai opera in quei paesi (caso o scelta)?

« Io opero in Russia e in Iran. In Russia ho avuto i primi contatti tramite un amico che vive in Siberia, ho organizzato un trunk show e pian piano sono arrivati i clienti. Ho dei clienti fissi che mi contattano di volta in volta.

In Iran, invece, ci sono arrivato tramite un rappresentante della azienda Zegna. In questo momento i mercati esteri sono i più appetibili e i più remunerativi: la sartoria italiana è sempre molto ricercata da clienti esteri.

Tre anni fa sono tornato dall’Iran dove lavoravo come sarto major presso un colosso dell’abbigliamento locale (Hacoupian: avevano 25 negozi in tutto l’Iran) che attualmente ha circa 3000.

L’azienda voleva creare una sorta di sartoria all’italiana e credeva nel mio lavoro:

mi occupavo dei clienti.

Giravo molto in Iran in tutti i palazzi del potere ed io ero l’unico sarto e potrei dire l’unico professionista italiano ad entrare in certi circoli.

I capi che venivano fuori dalla produzione erano rifiniti a mano, molto ben fatti.

Purtroppo a causa delle sanzioni Usa e relativi problemi politici non ho potuto rinnovare il visto e si è conclusa, con sommo dispiacere, questa esperienza.

Ho lasciato comunque il mio segno personale in quanto insegnato a cucire al gruppo di lavoro con cui collaboravo.

Ritornando allo stile del completo all’italiana il pezzo più importate è la giacca: più complicato sicuramente.

La giacca, secondo il mio gusto e stile personale, ha ampi revers, abbastanza sagomata, linea morbida mentre il cappotto è morbido, foderato, comodo e potendo, doppio petto. Attualmente non ho una linea industriale preferisco curare ogni aspetto dal taglio alla realizzazione stessa dell’abito. »


Con quali tessuti preferisce lavorare e quali sono i suoi fornitori principali?

« Preferisco i tessuti invernali, i principali fornitori sono Zegna, Loro Piana, il gruppo Ratti, Vitale Barberis Canonico e per le camicie Canclini. »

Come vede la crescita per il futuro? In autonomia, con partner industriali o finanziari?

« Il futuro è legato alla creazione di manovalanza, sto valutando l'idea di avere un partner finanziario per sviluppare al meglio il mercato estero. »

Cosa farebbe se una grande case gli chiedesse di acquisire la sua società, lasciandogli autonomia creativa e commerciale?

« Sarei tentato a cedere la mia società soprattutto per delegare parte dell’attività per concentrarmi sulla creatività: non amo particolarmente il marketing, la mia vita e il mio divertimento sono la creazione del capo, fare il cartamodello, creare il prototipo, correggere i difetti fino alla conclusione finale e ammirare l'abito finito indossato dal cliente.