Francesco Daddio: il sarto che trasforma il pensiero attraverso la materia

La sartoria è stata creata negli anni ’60 dal padre Vincenzo che a 13 anni ha iniziato a fare la gavetta da un sarto a Napoli, vicino a piazza del Plebiscito. Nasce poi Francesco e appena diplomato, insieme al fratello, entra a lavorare stabilmente in bottega.


Il papà insegna il mestiere, la manualità. I due fratelli frequentano l'Accademia dove fanno corsi di taglio femminile e maschile.


Il papà ha 80 anni, ancora attivo e collabora tutt’oggi dando una mano in bottega ma lasciando progressivamente le redini ai figli.

È un lavoro che si tramanda e la fortuna di avere un genitore a farlo è importante. Nonostante i contrasti (lavorare in famiglia non è facile), il coinvolgimento e la trasmissione sono unici. Un estraneo non avrebbe trasmesso tutti i segreti del mestiere e soprattutto a Napoli questo lavoro si trasmette di padre in figlio: è un lavoro in cui serve molta pazienza e molto amore.


Francesco ci racconta che spera di riuscire a trasmettere tutto questo amore ai suoi clienti. L’ambiente che si respira in bottega è speciale: i clienti dicono che si respira "l'aria di una volta”; per loro è molto bello perché coinvolgono il cliente nelle lavorazioni e sono felici di sentirlo “vicino”.

Il sarto deve trasformare il pensiero attraverso la materia: bisogna entrare in empatia con il cliente per comprenderne i gusti

Chi si affaccia alla sartoria, vuole confrontarsi con il sarto, che diventa una figura di riferimento per la persona, perché deve cercare di risolvere anche le preoccupazioni del cliente: questa è la fase importante della sartoria altrimenti si svilisce tutto il lavoro.

Comprendendo le esigenze del cliente finale, Francesco ne valorizza il fisico e la persona. Il rapporto umano è fondamentale per realizzare un “sogno”: fin quando si potrà continuerà a farlo.


Si devono trasmettere emozioni attraverso un prodotto, questa è la differenza del lavoro dell’artigiano rispetto a un prodotto creato in fabbrica. La differenza sta nelle emozioni. Attraverso il prodotto, che Francesco realizza, cerca di emozionare il cliente.


Francesco Daddio, sarto made in Italy, taglia un tessuto per una giacca da uomo
Francesco Daddio

Intervista a Francesco Daddio


Come è cambiato il lavoro del sarto in questi anni?

«Le esigenze sono cambiate e mi reco sovente a casa del cliente.

Il mercato ormai ti costringe ad avere profili social anche se non stravedo per il digital marketing ma purtroppo bisogna esserci: il mercato ti impone di farlo.

Il mio prodotto è un prodotto di nicchia fatto a mano: non si parla di grande produzione in una sartoria artigianale ma solo di pezzi unici!

L’obiettivo è portare i clienti verso la mia sartoria anche se mi rendo conto che i tempi sono cambiati e devo viaggiare per incontrare i clienti: l’attenzione che si ha in sartoria non si può avere in giro ma sono conscio che il lavoro è cambiato e che si deve andare incontro alle esigenze dei clienti.»


Come vede l’impatto della tecnologia: es. possibilità di “prendere” le misure” on line e simili? Vende anche on line?

«Non utilizzo le misure a distanza, ritengo il contatto con il cliente necessario e fondamentale! Rispetto ai canoni dell’artigianato non voglio perdere il contatto e il tocco della mia mano sul corpo del cliente.

Per prendere le misure è fondamentale: utilizzare le tecnologie è abbattere il contatto con il cliente e toglie tutta la “poesia” del lavoro.»


Qual è la strategia di marketing del suo brand?

«Non ho una strategia, lavoro sempre tramite passaparola e adesso sto utilizzando strategie di contatto con partner commerciali come Belloveso, con cui ho stipulato una buona collaborazione.»


Qual è la sua strategia verso i mercati esteri? Come mai opera in quei paesi (caso o scelta)?

«Abbiamo un partner in America, è un commerciale che ha un negozio importante di bespoke, un sarto che vive in America. Collaboriamo da anni per gli abiti fatti su misura. Creiamo abiti a taglie artigianali e fatti su misura. In base alle richieste saremo felici di stringere partnership con altri interlocutori all’estero.»



Quanto dei suoi abiti sartoriali si trova anche in una linea industriale?

«È tutto fatto a mano.»

Con quali tessuti preferisce lavorare e quali sono i suoi fornitori principali?

«Tessuti di La Drapes, Dagdale, Fox Brother, Cerruti, Loro Piana, Smith Wollens ed altri.»

Come vede la crescita per il futuro? In autonomia, con partner industriali o finanziari …? «Vorrei mantenere l’artigianalità: non vorrei crescere andando controcorrente facendo sempre il fatto a mano, la bellezza e la qualità del prodotto. Vorrei rimanere negli standard della qualità che già produco quindi sacrificherei sicuramente i possibili guadagni.»


Cosa farebbe se una grande casa le chiedesse di acquisire la sua società, lasciandogli autonomia creativa e commerciale? «Ci potrei pensare!» Ci lascia con un’esortazione per i giovani sarti:

Lasciatevi appassionare dal lavoro” lasciatevi coinvolgere dalle vostre passioni. La vita ha più senso se seguiamo le nostre passioni e se nel lavoro ci mettiamo amore e dedizione e l’ipotetico cliente verrà sicuramente coinvolto positivamente.